Una zampata da Champions. Il quarto gol di Boga da gennaio a oggi regala alla Juve una pesantissima vittoria in casa dell’Atalanta e una notte al quarto posto (a +2 sul Como), in attesa del big match tra Fabregas e l’Inter. Resilienza, un po’ di buona sorte e pure le mani di un rinato di Gregorio gli ingredienti del preziosissimo successo dei bianconeri, che adesso, con i loro 60 punti e lo scontro diretto di San Siro tra due settimane, possono potenzialmente mettere nel mirino pure il terzo posto del Milan. E pazienza se, proprio il giorno dopo il rinnovo di Spalletti fino al 2028, non è stato il bel gioco la chiave per espugnare il campo di un’Atalanta che non perdeva in casa in Serie A da più di 3 mesi, avrebbe meritato almeno il pari e ora affida ormai solo alla Coppa Italia le speranze di rendere positiva la sua stagione.
SPALLETTI A SPECCHIO
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Palladino conferma l’undici che ha vinto a Lecce, con Krstovic assistito da De Ketelaere e Zalewski, che vince il ballottaggio con Raspadori. Spalletti, senza il pretoriano McKennie, squalificato, punta su un 3-4-3 classico, con Holm a destra, alla prima da titolare in bianconero, e Boga falso nove, ex della sfida preferito a David. Recuperato Yildiz, nonostante il fastidio al ginocchio accusato nella rifinitura. In assenza del jolly americano, che permette alla Juve numerose variazioni tattiche, la scelta del tecnico toscano è di giocare a specchio con l’avversario, ma in avvio questo atteggiamento non paga. Nel duello uomo contro uomo, infatti, l’Atalanta si fa sempre preferire per aggressività, intensità e ritmo, contro una squadra che, invece, forse memore della vittoriosa trasferta di Udine, affrontata sempre senza riferimento offensivo, abusa troppo del lancio lungo. Scalvini, Djimsiti e Kolasinac, però, sono più accorti dei colleghi friulani e non lasciano mai spazio alle proprie spalle. Così, il primo tempo è quasi un assolo dell’Atalanta, che nei primi 9 minuti costruisce due occasioni clamorose: prima, Scalvini vince un corpo a corpo con Yildiz a metà campo e innesca Ederson, che a sua volta manda nello spazio Zalewski. Il tiro del polacco in diagonale sfiora il palo lontano di centimetri. Poi, coglie in pieno il legno, invece, Scalvini, che, su una punizione dell’ex Inter e Roma dalla trequarti, stacca su Kalulu e vede la sfera respinta a Di Gregorio battuto. In 45’ da 10 tiri a 3, i soli sussulti dei bianconeri arrivano da Cambiaso, unico a tentare di uscire dal compitino, e da una rarissima serpentina di Yildiz, altrimenti fuori dal gioco: superata la mezz’ora, su un suo cross da sinistra, Kelly colpisce nello specchio ed è decisiva la deviazione di Bernasconi ad evitare all’Atalanta di finire immeritatamente sotto. E, appena prima dell’intervallo, i nerazzurri si mangiano ancora le mani per una rovesciata di Krstovic, in seguito a una confusa azione d’angolo, che finisce a lato di pochissimo.
ATALANTA BEFFATA
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Per la beffa atalantina, però, è solo questione di minuti perché appena dopo la ripartenza, la Juve passa: dopo un bel triangolo tra Conceiçao e Boga, chiuso dalla difesa bergamasca, Holm anticipa secco Zalewski, vince di fisico il duello sul lato corto di destra dell’area e mette in mezzo. Djimsiti e Carnesecchi vanno a vuoto, Scalvini lascia lì il pallone li con un intervento goffo e Boga trova un tocco liftato che colpisce il viso del portiere bergamasco e si infila morbido alle sue spalle. Per l’ivoriano è il quarto gol in campionato: nonostante non sia stato il centravanti che aveva chiesto Spalletti, di certo il suo impatto è stato determinante. Palladino corre ai ripari con Raspadori per Zalewski e a quel punto Spalletti deve ringraziare per la seconda partita di fila il redivivo Di Gregorio, che respinge un colpo di testa di Djimsiti, sempre in seguito a azione da corner, indirizzato all’angolino. L’allenatore juventino inserisce David per uno spento Yildiz con l’obiettivo di appoggiarsi maggiormente sul centravanti, ma a dargli una mano è soprattutto l’inevitabile calo della squadra di casa rispetto all’arrembante primo tempo. A poco, infatti, servono anche le mosse successive di Palladino (Pasalic per De Roon e Scamacca per Krstovic su tutte): i nerazzurri collezionano solo corner (alla fine saranno 12-2), creando una serie di mischie in area, ma senza più essere davvero pericolosi. Così, la Juve e Spalletti festeggiano al meglio il prolungamento di un matrimonio che ha un grande sogno all’orizzonte (lo scudetto), ma che per acquisire concretezza, con il prossimo mercato, non può non passare dai milioni della qualificazione alla Champions League.
