La Corte d’Appello di Catanzaro ha assolto i due militari della Guardia di Finanza condannati in primo grado per la morte di quattro migranti nell’esplosione del veliero “Heaven”, avvenuta il 30 agosto 2020 al largo della costa crotonese. Con questa decisione, i giudici di secondo grado hanno ribaltato integralmente la sentenza emessa dal Gup del Tribunale di Crotone, che aveva inflitto due anni di reclusione (pena sospesa) al capitano Vincenzo Barbangelo e al maresciallo Andrea Novelli, accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo.

Il verdetto è stato pronunciato mercoledì 27 gennaio dal collegio presieduto dal giudice Antonio Battaglia, con a latere Paola Ciriaco e Abigail Mellace, accogliendo le tesi del collegio difensivo composto dagli avvocati Pasquale Carolei, Paolo Carnuccio e Tiziano Saporito. L’accusa aveva chiesto la conferma della condanna, ma la Corte ha ritenuto insussistente qualsiasi condotta colposa da parte dei militari.

La tragedia si consumò nel tratto di mare tra Praialonga e Simeri Crichi, quando il veliero “Heaven”, con a bordo 20 migranti (altri 13 erano già sbarcati a Sellia Marina), prese fuoco ed esplose mentre veniva condotto verso il porto di Crotone dopo essere stato intercettato dalla Guardia Costiera di Catanzaro Lido. L’operazione era stata classificata come attività di law enforcement e affidata alla Guardia di Finanza. Nell’incendio persero la vita quattro persone: Omar Ali Osman, Abdirahman Nur Abdullahi e due migranti mai identificati.

Secondo l’impostazione accusatoria, i militari avrebbero dovuto disporre il trasbordo dei migranti su unità navali invece di trainare il veliero, ritenuto pericoloso. Una ricostruzione che aveva portato alla condanna in rito abbreviato, nonostante la perizia tecnica non fosse riuscita a chiarire le cause dell’innesco dell’incendio. I consulenti, infatti, avevano escluso la possibilità di stabilire un nesso certo tra un eventuale corto circuito e l’esplosione, anche a causa delle condizioni del relitto e dell’assenza di taniche o tracce di carburante a bordo.

Uno dei punti più contestati dell’accusa riguardava anche la scelta della rotta: la difesa ha sempre sostenuto che il porto di Catanzaro Lido non fosse mai stato considerato un approdo sicuro per operazioni di questo tipo, trattandosi di uno scalo poco attrezzato e di difficile praticabilità, come risultava da un’ordinanza dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Soverato. La navigazione verso Crotone, invece, sarebbe avvenuta con condizioni meteo favorevoli e lungo una costa più protetta.

Con l’assoluzione in appello, si chiude definitivamente la vicenda giudiziaria per tutti i militari coinvolti. Già in primo grado, infatti, erano stati prosciolti l’appuntato scelto Maurizio Giunta e il finanziere Giovanni Frisella, che si trovavano a bordo del veliero al momento dell’esplosione e che rimasero feriti. Nonostante le lesioni, entrambi si erano gettati in mare per salvare i migranti: Giunta, con una gamba rotta, riuscì a far lanciare in acqua numerose persone, mentre Frisella, con un piede fratturato, soccorse un uomo che non sapeva nuotare. Anche il maresciallo Novelli si tuffò per aiutare un collega in difficoltà, riuscendo a trarre in salvo più persone.

Un comportamento che all’epoca valse ai finanzieri l’appellativo di “eroi”, prima che l’inchiesta giudiziaria li trasformasse in imputati. «Ha retto la tesi difensiva in cui abbiamo creduto sin dall’inizio – ha dichiarato l’avvocato Carolei – il processo ha dimostrato che non vi fu alcuna condotta colposa e che la tragedia non era prevedibile».

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni, ma il verdetto segna già un punto fermo: la giustizia ha riconosciuto che chi quella mattina si gettò tra le fiamme e il mare per salvare vite umane non ebbe alcuna responsabilità nella tragedia.

Seguici anche sul nostro canale

Telegram

Source link