L’austriaco, che sfida Jannik al primo turno, a gennaio in Australia nel tie break del quinto set con Basavareddy, dopo il 7° ha raggiunto la rete per salutare l’avversario, convinto che fosse finita. Ma si arrivava a dieci e poi ha perso…
Sinner-Ofner dura un’oretta circa, finisce 6-2 6-4 per l’azzurro e gli consegna l’ennesimo titolo stagionale. Solo che parliamo del 2019: l’unico precedente fra Jannik ed il suo primo avversario sulla terra romana risale al circuito Challenger. Sfida speciale, quella del novembre 2019: l’ultima della stagione, nonché l’ultimo torneo vinto dall’altoatesino a quel livello prima di spostarsi sul circuito Atp. Una curiosità su Sinner-Ofner? Nel 2019 come in questo maggio 2026, Jannik gioca in casa. Perché quel Challenger si teneva a Ortisei, sulle montagne della Val Gardena.
UNA FINALE SU ERBA
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È trascorsa una vita da quell’unico precedente: quasi sette anni, una pandemia, la mostruosità di 28 titoli Atp (di cui 4 Slam) che hanno poi portato Sinner in cima al tennis mondiale. E Ofner? L’austriaco di Bruck an der Mur (15mila anime in Stiria) ha risalito il ranking fino alla 37esima posizione, conquistata nel gennaio 2024. Lo stesso anno in cui ha mandato di nuovo in confusione gli addetti ai lavori riguardo la propria superficie preferita: sul sito dell’Atp c’era scritto che gradisse il cemento (dopotutto, sul veloce indoor aveva disputato anche quella finale a Ortisei con Sinner), ma lui in un’intervista aveva risposto con un dribbling: “In realtà la migliore per me è la terra rossa”. Eppure dov’è che ha giocato l’unica finale a livello Atp? A Maiorca. E quindi su erba, nel 2024 appunto. Per la cronaca, il titolo è sfumato in quel caso proprio all’ultima curva, complice la sconfitta in due set contro Tabilo.
EXPLOIT A WIMBLEDON
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Nel momento in cui Sinner e Sebastian Ofner si salutano a rete, a match concluso in quel di Ortisei, l’azzurro è appena entrato al numero 78 del mondo. Nuova piccola milestone di una scalata divenuta poi incontrollabile. L’austriaco, trent’anni il prossimo 12 maggio, non ha invece bruciato le tappe. Anzi, fino all’esame di maturità si dedicava al tennis fino a un certo punto: “Non potevo allenarmi a lungo per via degli impegni scolastici, poi ho cominciato a far pratica un paio di volte al giorno e lì è cambiato tutto”. Già, e di mezzo c’è anche Wolfgang Thiem, padre del buon Dominic che del resto è connazionale. L’Austria si accorge di Ofner in un biennio: nel 2016 scala 464 posizioni del ranking (era partito dal numero 803) a suon di titoli Futurer, e l’anno dopo debutta a Wimbledons senza aver giocato mai su erba in vita sua: passa le qualificazioni, poi estromette il brasiliano Bellucci e il numero 18 del mondo Jack Sock. Ci vuole Sascha Zverev per eliminarlo, al terzo turno, ma i riflettori sono arrivati eccome.
LA GAFFE DI MELBOURNE
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In Austria si fregano le mani, ma per un nuovo exploit di Sebastian servono diversi anni. Sei, per l’esattezza, e di mezzo c’è (anche) un azzurro: al Roland Garros 2023 Ofner raggiunge addirittura gli ottavi di finale dopo aver estromesso Fabio Fognini, al termine di una maratona da quattro ore e cinque set complessivi. In mezzo qualche infortunio e pochi acuti, se non a livello Challenger. Quest’anno ha fatto parlare di sé… per una gaffe costata carissimo: alle qualificazioni per l’Australian Open, durante il tie break decisivo con Basavareddy, ha esultato alla conquista del settimo punto e raggiunto la rete per il saluto all’avversario, convinto fosse finita lì. Ma si è dimenticato che il tie break in quel caso arrivava ai dieci punti. E ha incassato la rimonta dell’avversario. Meglio resettare, si sarà detto, guardando solo avanti. All’orizzonte si staglia ancora la figura di Sinner, dopo tanti anni: “Credo sarà veramente difficile, lui ha perso solo due partite quest’anno” ha presentato la sfida l’austriaco, “ma devo pensare di poterlo battere, perché altrimenti non scenderei neanche in campo. La chiave potrebbe essere il servizio: in quel caso potrei provare a rimanere in partita”. Gli serve più di un’impresa.
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